OSTĒA – BONE BIO PLASTIC

OSTĒA è un progetto di ricerca sui biomateriali che trasforma gli scarti ossei della filiera alimentare in una bioplastica sostenibile. Attraverso processi di sterilizzazione, frantumazione e utilizzo del collagene come legante naturale, il materiale viene modellato per applicazioni nel design. La sperimentazione comprende due varianti, OSTĒA White e OSTĒA Black, ottenuta mediante carbonizzazione delle ossa. Il progetto valorizza un residuo organico, promuovendo economia circolare, riduzione degli sprechi e innovazione materica. Integrando ricerca scientifica, sostenibilità e design, OSTĒA propone nuove possibilità produttive e una riflessione sul valore culturale dello scarto come risorsa.  
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Bioeconomy
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Ecodesign
Low-impact Textiles
Artificial Intelligence
Digital Product Passport
Traceability
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Circular Business Models
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Life-Cycle Thinking
OSTĒA trasforma lo scarto osseo della macellazione in una bioplastica autoprodotta. L’osso contiene già entrambi i componenti di un materiale composito: il collagene estratto agisce come legante, mentre la polvere ossea costituisce la carica minerale. Il processo, a bassa complessità tecnologica, comprende bollitura, sgrassatura, frantumazione, colata ed essiccazione. La carbonizzazione rappresenta una variante del processo e genera OSTĒA BLACK, accanto a OSTĒA WHITE. Il progetto adotta un approccio di eco-design basato sull’utilizzo di scarti anziché di risorse vergini, senza competizione con la filiera alimentare. Il materiale è monomaterico, privo di additivi sintetici e caratterizzato da un legante termoreversibile, che ne consente la rifusione. Il processo presenta una bassa intensità energetica e può essere applicato attraverso una produzione distribuita. All’interno della gerarchia dei rifiuti, l’osso viene indirizzato dal recupero o smaltimento verso il riciclaggio e l’upcycling. La sostituzione della plastica fossile contribuisce inoltre alla prevenzione dei rifiuti. A fine vita, il materiale è descritto come compostabile e in grado di restituire fosforo e calcio al suolo, chiudendo il ciclo biologico in cascata. Rispetto alle bioplastiche agricole, OSTĒA non sottrae suolo e non compete con la produzione alimentare. A differenza dei biomateriali derivati da micelio o chitina, non richiede processi di coltivazione o crescita biologica controllata. Rispetto agli usi tradizionali della farina d’ossa, come fertilizzante, mangime o gelatina, il progetto valorizza lo scarto come materiale strutturale attraverso un processo di upcycling.  
L’elemento distintivo del progetto è l’autosufficienza materica: il legante e la carica minerale derivano dalla stessa fonte, senza l’impiego di additivi esterni. La scelta progettuale non è ancora supportata da una misurazione, ma la misurazione è prevista. Lo stato del progetto è di ricerca in corso, in fase prototipale (TRL 3–4). È stato validato un processo di lavorazione articolato in sei fasi e sono state ottenute due varianti materiche, OSTĒA White e OSTĒA Black, campionate attraverso stampi in silicone e PLA. I parametri caratterizzati comprendono un pot life di 10 minuti, un tempo di essiccazione di 7–10 giorni e un’umidità finale inferiore al 10%. Il potenziale stimato riguarda un bacino di circa 130 miliardi di chilogrammi annui di scarto osseo derivante dalla macellazione, attualmente destinato a processi di rendering, incenerimento o smaltimento. Non sono ancora stati eseguiti LCA, test meccanici normati o stime quantitative delle emissioni evitate. Non sono stati conseguiti riconoscimenti.  

TEAM
Mattia Baron

 

SUPERVISORS 
Elena Rausse